La lingua dei sogni

Un quadro del pittore argentino di origine italiana, Benito Quinquela Martín, che illustra il duro lavoro dei nostri emigrati nel porto di Buenos Aires, ai primi del ‘Novecento.

Ai miei genitori

Spesso i miei allievi raccontano con un misto di commozione e di entusiasmo di “aver sognato in italiano”.

Tale esperienza significa per loro non solo la prova del consolidarsi delle competenze nella lingua che stanno studiando, ma soprattutto la libertà che essi concedono a questa lingua “altra” di circolare e funzionare nelle loro menti, anche a livello inconscio. Poichè ci troviamo in Argentina, paese di accoglienza per milioni di emigrati , dove attualmente circa la metà della popolazione è di origini italiane, la dimensione del sogno presenta per uno studente di italiano aspetti particolarmente interessanti e profondi.Infatti, qualsiasi età egli abbia , il rapporto tra lo studente  e la lingua italiana riguarda il suo intero universo mentale, in quanto agisce su vari livelli: stabilisce legami con il passato (personale, familiare o collettivo), riflette echi immediati del presente, con il suo relativo vissuto, e partecipa inevitabilmente alla costruzione del  futuro, trattandosi di persona che parla, ascolta e “sente” in italiano.

 

Come tutti ben sappiamo, la lingua è veicolo di idee e sensazioni che ci riconduce con sorprendente immediatezza al tempo trascorso delle nostre storie personali e familiari, mentre nel presente ci mantiene in contatto con il mondo, in quanto espressione anche quotidiana dell`identità individuale e delle sue esperienze; allo stesso tempo, ogni lingua che usiamo, come significante e significato delle nostre aspirazioni e dei nostri progetti vitali, contribuisce inevitabilmente alla costruzione del nostro futuro. Dunque se una lingua, che pur non dominiamo completamente, riesce ad essere presente nella dimensione del sogno, le sue possibilità comunicative ed espressive ne risultano ulteriormente arricchite, così come più profondi possono essere i messaggi trasmessi.

Nella storia dell`emigrazione italiana in Argentina la lingua ha svolto un ruolo molto importante,  anche se spesso contraddittorio e doloroso; in molti casi  gli italiani che lasciavano il loro paese non portavano con se`il bagaglio della lingua nazionale, bensì quello del dialetto, che successivamente cedeva il posto alla lingua del paese di accoglienza, al castellano d`Argentina, necessario per l`inserimento e per l`acquisizione di una nuova identità sociale. Questa nuova identità, a sua volta, spesso ha implicato  anche l`acquisizione di una nuova cittadinanza che ha soppiantato quella di origine attraverso una scelta per lo più obbligata, e pertanto difficile; la lingua materna è dunque diventata per molti italiani una specie di “lingua matrigna”, amata e odiata allo stesso tempo in quanto profondamente legata all`esperienza dello sradicamento ed alle sue conseguenze: le perdite, gli abbandoni, i disagi causati dalla mancanza di affetto e di cure, in un primo momento, e successivamente  dall`impossibilità di un’emancipazione armoniosa, di una sorta di riscatto solo raggiungibile, apparentemente,  al prezzo di rinunce e laceranti scissioni. A causa di una vera e propria  forma di alienazione post-migratoria, per gli italo-argentini il rapporto con la lingua d`origine è per definizione difficile e contraddottorio : l`italiano rappresenta per loro non solo un universo affettivo di grande valore, ma anche la patria che li ha allontanati, diventando così oggetto di desiderio e di rifiuto, di ammirazione e di ostilità allo stesso tempo. Parlare italiano nel sogno può assumere pertanto molti ed importanti significati possibili, che vale la pena di esplorare nella loro autenticità e profondità, che possono essere abbordati , di volta in volta, come individuazione e recupero di un passato difficile, come possibilità di una riconciliazione con esso, come espressione della propria complessa identità attuale, come maturazione di speranze per il futuro.

Nel sogno, come insegnano la poesia e l`antropologia, l`individuo realizza l`incontro, impossibile nella realtà, con i propri antenati; in questo caso la lingua è il mezzo imprescindibile, potente, per il riconoscimento dell`identità comune e del patrimonio condiviso attraverso le generazioni. La lingua degli avi permane nei discendenti a confermare il rapporto di parentela, la continuità della specie, simbolo ed effetto dell`eredità culturale.

Nel presente, la condizione stessa del migrante ( nelle sue varianti di esule, fuggiasco, sfollato, sradicato, trasferito, espatriato, rifugiato) è contraddistinta dal  sentimento della nostalgia, da quel “mal del ritorno”, o della lontananza, che sottende un desiderio impossibile da soddisfare. Infatti, la nostalgia solo potrebbe essere curata dal ritorno all’indietro, in patria ed al passato, mediante un vero e proprio annullamento dell’esperienza stessa della migrazione e della condizione  psicologica e sociale del migrante. La melanconia, frutto della nostalgia, è l`insidiosa ed oscura manifestazione del dolore inconsolabile, o impossibile da trasformarsi, proprio del migrante che non è in condizione di recuperare, o rinnovare, le proprie risorse. Sebbene la nostalgia sia il sentimento comune a tutti i migranti, anche a coloro che raggiungono il massimo successo possibile nella loro realizzazione personale, sociale e professionale, il malinconico ripiegamento su se stessi e sul proprio passato, individuale o collettivo, è un aspetto patologico dell`emigrazione che non va inteso come una maledizione o una condanna, ovvero come ineluttabile e definitivo. Nella dimensione onirica gli oggetti di rimpianto e nostalgia per l`emigrante, che sono il passato (tempo) ed il paese d`origine (luogo), costituiscono le coordinate di situazioni che possono essere messe in relazione con l’esplorazione, il riavvicinamento, la riconciliazione, la comprensione e la riparazione. Nel caso di un`impossibile rielaborazione dell`esperienza migratoria intesa come trauma e di un mancato  conseguente riscatto dall`ossessivo ripetersi delle sofferenze vissute, il sogno in italiano rappresenterebbe soltanto una insana e sterile coesistenza di passato e presente, con un effetto doloroso e frustrante. Tuttavia, l`uso della lingua italiana, nel caso di coloro che continuano a servirsene, o che ne fanno oggetto di studio e di interesse, stabilisce un evidente rapporto con il presente dei migranti, dei loro figli e dei loro discendenti. L`apparire in sogno di una conversazione, di un monologo o di una  riflessione in italiano puo`rappresentare il desiderio o la decisione di dar voce ad una parte di se stessi che non è abituata a farsi ascoltare. E` l’anima italiana, come direbbe il poeta latino Ennio , del sognatore, che emerge e si esprime, consapevole di essere un elemento costitutivo della sua identità. In tali circostanze la consapevolezza di sé aumenta, aprendo nuove possibilità al modo di vivere la propria attuale condizione e rendendo possibile una costruttiva affermazione dell`individuo e del suo stare al mondo. E`in questa fase, presente e vissuta, vera e sentita, che si può ipotizzare un`accettazione della nostalgia, come parte integrante della natura dell`emigrante, ed allo stesso tempo una rimozione o invalidazione della malinconia, che appesantisce, impoverisce e danneggia la persona e la sua vitalità.

Sono scintille di futuro quelle che possono apparire in un sogno parlato in italiano, nel caso di una persona che coltivi progetti e nutra desideri di viaggi, cambiamenti, incontri o riincontri con persone care o considerate interessanti . Il futuro si fa strada nell`intensità dei desideri, nella prontezza degli slanci, nella versatilità dell`immaginazione del protagonista della vicenda sognata. Spesso le nostre scelte, determinazioni e decisioni appaiono in nuce nelle nostre attività oniriche, in cui  pertanto l`uso di una lingua, anche semplicemente come interferenza, non è affatto indifferente e riveste, anzi, una grande importanza. In molti casi, per tutti noi le vicende future giungono a conferma, a convalida di quanto timidamente e quasi inspiegabilmente ci è apparso nel sogno.

Antonio Tabucchi, in un suo commovente testo scritto a mo`di chiosa del suo romanzo “Requiem”  , il cui tema centrale è la morte del padre, attribuisce ad una parola pronunciata in un sogno il ruolo di nesso profondo esistente nei confronti della figura paterna. La parola in questione è un monosillabo, pa, che vale omofonicamente come apocope della parola padre o papà in italiano e come abbreviazione del termine rapaiz ( “ragazzo”) in portoghese. Nel sogno il padre dello scrittore parla in portoghese, lingua che non conosceva nella vita reale . Le due lingue, connaturate all`identità di Antonio Tabucchi, si incontrano nel sogno a rappresentare i molteplici elementi dell`universo che accomunano  padre e figlio: il dialogo, la complicità, l`immediatezza e semplicità dell`affettività profonda, l`uso condiviso dell’ironia, il rispetto reciproco tra generazioni, la consapevolezza delle distanze che a poco a poco disgiungono le persone nel corso degli anni, il comune proposito di mantenere l`intesa al di là delle barriere del mondo fisico. Tra gli spunti proposti da Tabucchi emerge l`affermazione “Si può dimenticare in una lingua e ricordare in un`altra”, a segnalare quanto il bilinguismo ed il plurilinguismo possano stimolare ed arricchire le nostre facoltà mentali ed i nostri affetti in generale.

La dimensione del sogno è particolarmente cara a Tabucchi, che in un altra breve opera, intitolata “Sogni di sogni”  costruisce delle narrazioni ispirate ai “percorsi notturni” possibili di autori a lui particolarmente cari quali Leopardi, Rimbaud, Ovidio e Majakovskji, tra gli altri. In tali seducenti fantasticherie letterarie, la libertà linguistica è assoluta ed i personaggi si abbandonano a vicende guidate dal surrealismo e dall`analogia. Se si decidesse di giocare al gioco proposto da Tabucchi e pertanto  di ipotizzare ed immaginare l`attività onirica di uno , o di alcuni, o di un gruppo di italo-argentini, la lingua e le lingue parlate apparirebbero sicuramente come voci e rivelazioni dell`identità più vera e profonda di questi sognatori e sarebbero dunque una delle risorse più valide perchè il gioco assomigliasse in modo sorprendente alla realtà, riflettendo la loro vera, ricca e complessa identità.

Luciana Zollo è laureata in Lettere Classiche dell`Università degli Studi di Roma “La Sapienza”; vive a Buenos Aires dal 1986; insegnante di italiano e latino nei licei, è stata preside della Scuola Media e del Liceo Scientifico “C. Colombo” di Buenos Aires. Attualmente si occupa di formazione didattica bilingue ed interculturale e di letteratura italiana per adulti.

Note:

(1)    Che , vissuto nel II sec. A.C. e considerato il pater della poesia epica latina, diceva di possedere tre anime, una per ciascuna delle lingue da lui parlate e conosciute: il greco, l`osco ed il latino.
(2)    Si tratta del testo “Un universo in una sillaba. Vagabondaggio attorno a un romanzo” in “Autobiografie altrui. Poetiche a posteriori”, Feltrinelli, 2003
(3)    Sellerio, 1992


Luciana Zollo

Laureata in Lettere Classiche dell`Università degli Studi di Roma “La Sapienza”; vive a Buenos Aires dal 1986; insegnante di italiano e latino nei licei, è stata preside della Scuola Media e del Liceo Scientifico “C. Colombo” di Buenos Aires. Attualmente si occupa di formazione didattica bilingue ed interculturale e di letteratura italiana per adulti.

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