Femminicidio

Quando si parla della violenza perpetuata sulle donne – a cominciare dalle bambine – si parla, anche e soprattutto, della violazione dei principi e dei valori sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 e dai successivi atti nazionali ed internazionali in difesa e a tutela dei diritti umani.

Se è vero, infatti, che tutti gli individui godono di uguali diritti in quanto esseri umani, nessun alibi – sia esso culturale o sociale – dovrebbe mai essere impiegato per legittimare, minimizzare o addirittura tollerare la violenza di genere. Ma questo – ahimè – accade ancora oggi in considerazione dal fatto che, proprio nella discriminazione e negli stereotipi legati ai ruoli, la violenza sulle donne affonda le sue radici più profonde. Si parte dalle più comuni e quotidiane forme di violenza domestica fino ad arrivare ai fenomeni più estremi. Primo fra tutti, il femminicidio: l’omicidio, cioè, della donna “in quanto donna” che, assai spesso, per il solo fatto di aver trasgredito al ruolo tradizionale di “donna angelo del focolare”, soccombe. In Italia, ne muore una ogni due giorni per mano del marito, del partner o dell’ex compagno, laddove segnali di violenza psicologica, fisica o sessuale erano già, nella stragrande maggioranza dei casi, presenti. Secondo l’Osservatorio Nazionale Stalking, dal 2009 il numero dei femminicidi è in aumento, insieme a quella che io definisco l’“invidia del grembo”: quel rifugio caldo, accogliente di cui gli uomini hanno goduto nella vita prenatale e che, nascendo, hanno dovuto abbandonare per sempre. La donna, quel paradiso, ce l’ha dentro di sé. Non può rimpiangerlo. Mentre l’uomo lo ricorda come il paradiso perduto. Ecco perché, alle radici delle forme più estreme di violenza, c’è il bisogno tutto maschile di colmare questa mancanza cercando di “impadronirsi” del corpo femminile possedendolo, umiliandolo, violandolo, negando ogni umano diritto alle donne e facendo loro violenza, sia fisica che psicologica. L’aborto selettivo, l’infanticidio, le mutilazioni genitali, i delitti d’onore, i matrimoni obbligati, il traffico delle donne, le molestie sessuali, gli stupri – che in alcune zone del mondo diventano perfino stupri di massa e stupri etnici – sono alcune tra le ferite più profonde quotidianamente inflitte all’anima del mondo, passando per il corpo delle donne e delle bambine, rese vittime silenziose ed invisibili. Va potenziata, allora, la formazione di quanti vivono a stretto contatto con la violenza (forze dell’ordine, psicologi, assistenti sociali, medici, avvocati), a cominciare dagli operatori che, nelle Case e dei Centri Antiviolenza, forniscono consulenza, ascolto, sostegno ed accoglienza. Vanno rispettate le Convenzione di Istanbul e Lanzarote. Alle vittime, le donne – le sole capaci, come diceva il Mahatma Gandhi, “di soffrire e di gioire in un modo così puro e nobile” e di dar prova di “una non violenza così eroica da sconfiggere la bomba atomica come se fosse un semplice pallone” – occorrono tutele, la severa, corretta e rapida applicazione delle leggi già vigenti in loro difesa e specifici percorsi psicoterapeutici per tornare ad essere padrone di se stesse, delle proprie scelte, della propria vita e della vita dei propri figli. Insomma, “donne in piedi”, capaci di trasformare, come accade nella sintesi clorofilliana, l’”anidride carbonica” della violenza nell’”ossigeno” della creatività, dell’emancipazione, della liberazione e della vita.

Maria Rita Parsi

Psicopedagogista, psicologa, psicoterapeuta, consulente tecnico di ufficio (CTU), pubblicista, scrittrice. Ideatrice della Metodologia Psicologica della Psicoanimazione. Insegna Psicologia in varie università, Membro del Direttivo della Società italiana di Psicologia, è  Cavaliere al merito della Repubblica, ha ricevuto vari Premi a livello nazionale e internazionale. Presidente della “Fondazione Movimento Bambino”, associazione culturale nazionale ed internazionale (Svizzera Italiana e Santo Domingo) per la tutela giuridica e sociale dei bambini, per la diffusione della Cultura per l'Infanzia, per la formazione dei formatori. Membro di vari comitati e commissioni parlamentari. Scrive da più di venti anni su importanti riviste e giornali nazionali e ha pubblicato più di un centinaio di libri tra saggi, romanzi, testi teatrali e poesie.

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