Ensueño

En esa tarde de otoño, los ojos cerrados, a través de la tibieza del ventanal, las  fragancias pampeanas parecían a María sales marinas. El viento ensordecedor confundía en sus oídos eucaliptos con olas y chimangos con gaviotas.

 

Inmóvil como embalsamada sólo podía seguir las espirales de una memoria ajena, como inventada, que la conducía engañosamente a esa tierra lejana que nunca había sido suya. Pero la añoraba.

In quel pomeriggio d’autunno, gli occhi chiusi, attraverso la tiepida finestra le fragranze pampeane sembravano a Maria sali marini. Il vento assordante confondeva  nel suo udito eucalipti con onde e falchi con gabbiani.

Immobile come imbalsamata poteva soltanto seguire le spirali di una memoria estranea, come inventata, che la portava ingannosamente a quella terra lontana che non era mai stata sua. Ma ne aveva nostagia.


Aquel padre que le había tocado en suerte parecía haber nacido en un barco, en el medio del océano, sin madre ni recuerdos ni idioma. Maria, desde chiquita, nunca pudo comprender sus silencios.

Y cuando él se fue, a los ochenta y seis años,  le dejó una sola herencia. No se trataba de dinero. No de paredes levantadas con fatiga. Ni de una virtud o un defecto del carácter en el cual tanto se parecían. Era algo sin nombre, que vaciaba el estómago. Angustia de tener que existir. Espanto de haberse ido. Pena de no poder volver. Pesaba toneladas.

Quel padre che le era toccato in sorte pareva essere nato in una nave, nel mezzo  dell’oceano, senza madre né ricordi né lingua. Maria, fin da piccola, non era mai riuscita a capire i suoi silenzi.

E quando il padre se ne andò, a ottantasei anni, le lasció una sola eredità. Non si trattava di denaro. Non di  pareti costruite con fatica. Neppure di una virtù o di un difetto del carattere in cui tanto si somigliavano. Era qualcosa che non aveva nome, che vuotava lo stomaco. L’angoscia di dover esistere. Il terrore di essere partito. La pena di non poter tornare. Pesava tonnellate.


Ahora, en el viejo sillón, la cabeza apoyada mezclaba su pelo con la oscuridad del ensueño. El recuadro de la ventana se desdoblaba y se fundía con el horizonte, quizás Italia, quizás Argentina.

María, hija de emigrado, también se desdoblaba. ¿Quien era? ¿Era María? ¿O era la madre de aquel hombre,  esperando cerca de la ventana al hijo partido para no volver?  Abuela nunca conocida, pequeña foto encontrada entre papeles amarillos y gastados. Única herencia que valga, esa foto de mujer triste mirando una ventana, como ella ahora, pero en otro tiempo, otra geografía.

Adesso, nella vecchia poltrona, la testa appoggiata mescolava i suoi capelli con la oscurità del sogno. Il riquadro della finestra si sdoppiava e si fondeva con l’orizzonte, forse Italia, forse Argentina.

Maria, figlia d’emigrato, anche lei  si sdoppiava.  Chi era? Era Maria? O era la madre di quell’uomo, che aspettava presso la finestra il figlio partito per non tornare più? Nonna mai conosciuta, piccola foto trovata tra carte gialle e consumate. Unica eredità che valga, quella foto di donna triste guardando attraverso la finestra, come lei adesso, ma in un altro tempo, un’altra geografia.


En esta tierra descansaba ahora el padre: se disolvía la nostalgia.

María la podía reconocer. Comprendía el gesto breve con que el hombre en toda su vida había ocultado los recuerdos. El pasado se había vuelto inexistente, sin anécdotas, sin alegrías de juventud, sin aventuras de niño. La voz del padre pronunciaba solo monosílabos con torpeza. Precio alto a pagar. Necesario para que el país nuevo lo cobijara sin reproches. Qué gran malentendido!

Ahora María comprendía. Perdonaba. Se hacía dueña de la angustia muda del padre, podía atravesar el dolor de la abuela. Era suya la tristeza, era suyo el duelo. De su padre. De su abuela. De ella misma.Otro paisaje aclaraba la tarde. Nítido. Firme. Nuevo.

In questa terra riposava ora il padre: si dissolveva la nostalgia. Maria la poteva riconoscere. Comprendeva il gesto breve con cui l’uomo in tutta la vita aveva nascosto i ricordi. Il passato era diventato inesistente, senza aneddoti, senza la gioia della gioventù, senza le avventure del bimbo. La voce del padre pronunciaba solo monosillabi maldestri. Prezzo alto da pagare. Indispensabile perchè il nuovo paese lo ricevesse senza rimproveri. Chè gran malinteso! Adesso Maria comprendeva. Perdonava. S’impadroniva dell’angoscia muta del padre, poteva attraversare  il dolore della nonna. Era sua la tristezza, era suo il lutto. Di suo padre. Di sua nonna. Di lei stessa. Un altro paesaggio schiariva il pomeriggio. Nitido. Fermo. Nuovo.

Cristina Joos

Italiana, vive a Buenos Aires, Argentina, da circa 25 anni.

È laureata in Psicología (Università La Sapienza di Roma). È psicoterapeuta individuale e di gruppo, vegetoterapeuta orgonterapeuta, membro della “S.E.Or.” (Scuola Europea di Orgonomia), membro fondatore e vicepresidente della “Fundación de Orgonomía Dr. Wilhelm Reich” di Buenos Aires e psicologa sociale (“Primera Escuela de Psicología Social Dr.E Pichon Rivière”, di Buenos Aires”. È diplomata dell’accademia nazionale d’ arte drammatica “Sivio D’Amico” di Roma. È stata segretaria di redazione della rivista “Energía, Carattere e Società” della S.E.Or. di Roma e programmista regista e conduttrice di programmi radiofonici di cultura y divulgazione scientifica  della RAI, Radiotelevisione Italiana. È pittrice: ha frequentato gli ateliers di Hermenegildo Sabat, Alejandro Avakian e Guillermo Roux ed ha esposto a Buenos Aires, Argentina. Attualmente è reponsabile della Commissione di Cultura dell’ALEF (Associazione Lavoratori Emigrati del Friuli Venezia Giulia). Studiosa del fenomeno migratorio, ha dato conferenze e lezioni su questo tema  (Scuola Dante Alighieri,  As.Amigos del Museo de Bellas Artes de Buenos Aires, Museo Monte de Piedad del Banco de la Ciudad, Associazioni di discendenti italiani: EFASCE, ALEF). É la creatrice dei gruppi di riflessione sulle origini RADIX, che dirige in tutto il territorio argentino. È  docente d’italiano presso il Centro Universitario de Idiomas di Bs.As.

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